LA TERRA INQUIETA

"La terra inquieta"

L'Anima Flegrea nelle mani di Sara Tonello 

Esiste un battito, nelle profondità dei Campi Flegrei, che non si ascolta con le orecchie, ma con i piedi, con la pelle, con la memoria. È il respiro di una terra che non sa stare ferma, una terra che si gonfia, si increspa e si sottrae come il petto di un gigante addormentato.

Sara Tonello raccoglie questo movimento invisibile e lo imprigiona nella terra cruda, trasformando il fenomeno geologico del bradisismo in un atto d'amore plastico.

 

- 50x50 cm

- Terre crude su tavola

 

FLUSSI DI MEMORIA MINERALE

Flussi di Memoria Minerale 

 

Dittico in Terre Crude, Caolino e Pigmenti Naturali 160X120 cm.

 

L’opera si configura come un’indagine sulla genesi della forma, un dialogo silenzioso tra la solidità arcaica della terra e l'effimera delicatezza degli ecosistemi sommersi. Il supporto, realizzato in terre crude, non è un semplice sfondo ma un paesaggio tattile in divenire. Attraverso stratificazioni irregolari e vibrazioni cromatiche, la superficie evoca la densità dei fondali marini, dove il tempo sembra cristallizzarsi in sedimentazioni d'argilla. Su questa pelle minerale si innesta una colonia di anemoni in caolino. La porcellana, nuda e bianchissima, si muove in una danza sinusoidale che attraversa lo spazio tra i due pannelli, annullando la separazione fisica del dittico. 

Il contrasto tra la porosità opaca della terra e la fragilità vitrea del caolino riflette la dualità della natura: la sua forza immutabile e la sua estrema vulnerabilità. I rari accenti di blu, profondi e soffusi, agiscono come richiami luminosi, frammenti di cielo o di abisso che emergono dalla neutralità dei toni caldi.

L'opera non descrive il mare, ma ne cattura il respiro. È un invito a soffermarsi sulla bellezza del dettaglio, sul ritmo lento delle correnti e sulla sacralità di una materia che, pur essendo inanimata, pare percorsa da un fremito di vita biologica.

 

VESUVUORROL

La serie "Vesuvuorrol" (Vesuvio + Warhol) eleva il vulcano, simbolo di forza primordiale e identità storica, a icona Pop e oggetto di contemplazione sublime. È una sintesi potente tra la catastrofe naturale e l'iconografia culturale.

Il titolo "Vesuvuorrol" è un neologismo che fonde i due elementi iconici.

La chiave è la pronuncia: "Vuorrol" evoca intenzionalmente la fonetica popolare napoletana di "Warhol", radicando il concetto Pop in un contesto territoriale e linguistico specifico. Questa fusione eleva il Vesuvio, trasformandolo da paesaggio a icona Pop, degna di riproduzione seriale.

Il cuore dell'opera è la fusione tra:

L'Eredità Pop (Warhol): La silhouette immutabile del Vesuvio viene trattata in una serialità cromatica (giallo, verde, rosso ecc.) che omaggia l'estetica di Andy Warhol. Il vulcano non è più solo paesaggio, ma un prodotto visuale e un "brand" culturale.

L'opera esplora la bellezza terrificante della potenza della natura e il ciclo di distruzione/rinascita.

"Vesuvuorrol" è il momento in cui la natura irrompe nella cultura. L'artista inquadra e moltiplica l'icona, creando un'immagine allo stesso tempo Storica e Geologica (il Vesuvio) e Riproducibile e Glamour (l'eredità di Warhol).

 

MANTRA VULCANICO

Mantra vulcanico

                                                                                                                    150x100 cm.                                                                                                 

L'opera si presenta come un'esplosione silenziosa, dove la forza distruttrice del vulcano viene ribaltata e trasformata in un veicolo di purificazione etica. Il vulcano, tradizionalmente simbolo di caos e potenza naturale incontrollabile, diventa qui il punto di origine di un'invocazione universale.

Il Mantra come Magma: La ripetizione ossessiva delle frasi "Please no war, please no racism, please no hate" non è semplice decorazione, ma diventa la sostanza stessa dell'eruzione. Le parole fluiscono come cenere e fumo, saturando lo spazio visivo e mentale dell'osservatore.

L'ascesa verticale del termine "PLEASE" simboleggia un'urgenza che si stacca dalla terra per elevarsi a supplica. È il grido che rompe il silenzio del magma nero, una richiesta di umanità che sfida la gravità.

Inserendo il rifiuto della guerra e del razzismo all'interno di un "mantra", l'artista suggerisce che la pace non sia un evento statico, ma un esercizio meditativo e quotidiano. La ripetizione serve a imprimere il messaggio nel subconscio, proprio come il respiro della terra sotto un cratere.

"Use it as a mantra"

L'opera non si limita a essere guardata; chiede di essere recitata. Il vulcano di Sara Tonello non erutta distruzione, ma una consapevolezza necessaria. È un invito a utilizzare l'arte come strumento di resistenza spirituale contro la violenza e la discriminazione.

 

WORDS ON CANVAS

When a Woman Cries

Tecnica mista su tela  90 x 130 cm

 

In quest’opera, il volto e l'identità non sono semplicemente ritratti, ma custoditi. La superficie pittorica è interamente attraversata dal testo manoscritto del brano di Joe Cocker, “When a Woman Cries”, che si intreccia ai lineamenti come una fitta e ininterrotta rete di protezione.

Questa trama grafica non risparmia nemmeno lo sguardo: le parole filtrano la visione della donna, sovrapponendosi alle iridi come un velo o una lente poetica. Se da un lato la scrittura scherma il dolore dal giudizio esterno, dall'altro suggerisce che la realtà stessa del soggetto sia mediata dal linguaggio e dal sentimento. La donna non solo è "scritta", ma guarda il mondo attraverso le parole che ne descrivono la fragilità e il bisogno di cura.

La grafia diventa così una pelle emotiva totale, un’armatura di inchiostro e musica che impedisce all'anima di dissolversi nell'oscurità dello sfondo. Un dialogo sinestetico dove il segno grafico si fa barriera e rifugio, trasformando l'atto di piangere in un’architettura di silenziosa resilienza.

 

La Stratificazione dell'Anima

90x130 cm. Acrilici e smalti su tela

 

L'opera sovrappone il ritratto di un volto femminile a una fitta trama di scrittura corsiva, creando un effetto di "trasparenza psicologica". Il volto non è solo un'immagine, ma un contenitore di pensieri, memorie e dicotomie esistenziali. Le parole ripetono una litania di opposti ("cose da dire, cose da tacere", "cose da ricordare, cose da dimenticare"). Questo flusso di coscienza agisce come un velo o una pelle secondaria, suggerendo che siamo definiti non solo dai nostri tratti fisici, ma dall'insieme infinito delle nostre azioni e omissioni. Gli occhi verdi, vividi e centrali, emergono prepotentemente attraverso il testo. Rappresentano la coscienza vigile che osserva l'osservatore, stabilendo una connessione emotiva diretta che rompe la barriera delle parole. L'uso di toni neutri e terrosi per il volto, contrapposti al bianco nitido della calligrafia, enfatizza il conflitto tra l'interiorità (il volto) e l'espressione verbale (il testo).

 L'opera suggerisce che ogni Individuo è un "palinsesto" vivente: una somma di storie scritte e riscritte, desideri e rimpianti.

 

Promemoria

70x70 cm Acrilico materico e smalti su doppia tela

 

In quest’opera, la pittura si fonde con la parola per denunciare l'orrore dei conflitti armati. L'artista utilizza la tecnica del testo-pelle: il volto di una bambina è interamente tessuto dai versi della celebre poesia "Promemoria" di Gianni Rodari. La filastrocca sulla pace non è più solo un testo letterario, ma diventa un’epidermide carica di memoria e significato.

Il contrasto generato è lacerante: i gesti quotidiani dell’infanzia citati da Rodari (lavarsi, studiare, giocare, dormire) si trasformano nel catalogo struggente di ciò che la guerra ha rubato. La piccola protagonista cessa di essere una vittima passiva per farsi "promemoria vivente", custode di un’etica universale che, attraverso uno sguardo lucido e profondo, impone allo spettatore l’unico, inderogabile imperativo: "Ci sono cose da non fare mai, per esempio, la guerra". Un monumento all'innocenza che resiste nonostante il trauma.